Rischio molestie e violenza sul lavoro: dal 2026 è obbligatorio inserirlo nel DVR

Fino a poco tempo fa molestie, violenze e discriminazioni sul lavoro venivano trattate come un tema di tutela della dignità della persona o, al più, come una questione culturale rimessa alle policy aziendali. Oggi non è più così: si tratta di un vero e proprio rischio da valutare nel Documento di Valutazione dei Rischi, con lo stesso rilievo giuridico dei rischi fisici, chimici o meccanici.

Cosa è cambiato: dal D.L. 159/2025 alla Legge 198/2025

La svolta arriva con il Decreto-Legge 31 ottobre 2025, n. 159, convertito con modificazioni dalla Legge 29 dicembre 2025, n. 198, in vigore dal 31 dicembre 2025. Il provvedimento interviene direttamente sul D.Lgs. 81/08, integrando l'art. 15 (Misure generali di tutela) con un riferimento esplicito alla prevenzione delle condotte violente o moleste nei confronti dei lavoratori.

Si tratta di un passaggio importante sul piano tecnico-giuridico: prima di questa norma, il rischio molestie non era espressamente richiamato nel Testo Unico, e la sua eventuale omissione nella valutazione dei rischi era difficile da contestare e sanzionare in modo diretto. Con la menzione esplicita nell'art. 15, questo margine di ambiguità si riduce sensibilmente: non è più una questione di buone prassi lasciata alla sensibilità del datore di lavoro, ma un obbligo di prevenzione primaria.

La base giuridica non nasce dal nulla

È utile ricordare e ribadirlo nel DVR che l'obbligo si innesta su un impianto normativo già esistente.

Cosa cambia in concreto per il DVR

Le aziende — a prescindere dal settore, dalle PMI agli uffici, dalla ristorazione ai cantieri — sono tenute a:

  1. Integrare il rischio molestie e violenza tra i rischi psicosociali già trattati nel DVR (accanto a stress lavoro-correlato e mobbing), individuando aree e mansioni più esposte: lavoro isolato, turni notturni, gestione del pubblico, ambienti privi di controllo visivo, comunicazioni digitali non moderate, squilibri di potere organizzativo.
  2. Definire le misure di prevenzione conseguenti, non limitandosi alla mera fotografia del rischio.
  3. Adottare procedure di segnalazione riservata e policy comportamentali chiare.
  4. Prevedere percorsi formativi dedicati, distinti dalla formazione obbligatoria generale, che affrontino il tema nei moduli sui rischi psicosociali.

Per le aziende già certificate ISO 45001 o in possesso della Certificazione della parità di genere, questo aggiornamento del DVR è già un requisito di mantenimento della conformità, e i riferimenti tecnici della prassi UNI/PdR 125:2022 possono utilmente orientare l'impostazione della valutazione, insieme a strumenti derivati dalla ISO 30415 per la dimensione più propriamente organizzativa e gestionale.

Siamo aggiornati? Sì — con un punto ancora aperto

Il quadro normativo è chiaro e cogente dal 31 dicembre 2025. Sul piano metodologico, però, va segnalato con onestà professionale un aspetto ancora in evoluzione: a oggi l'INAIL non ha pubblicato una metodologia standardizzata specificamente dedicata alla valutazione del rischio molestie analoga a quella già disponibile per lo stress lavoro-correlato. Il riferimento tecnico più strutturato resta l'opuscolo INAIL "Ri-conoscere e prevenire i fenomeni di molestie sul luogo di lavoro" (2021), utile sul piano definitorio ma antecedente alla riforma del 2025.

Chi redige il DVR deve quindi, allo stato, costruire la valutazione integrando gli strumenti disponibili (UNI/PdR 125:2022, indicatori organizzativi, dati di contesto aziendale) in attesa di eventuali indicazioni più puntuali da parte della Commissione Consultiva Permanente. È un elemento che vale la pena monitorare e su cui aggiorneremo i clienti non appena disponibile.

Perché conviene muoversi subito

Al di là dell'obbligo formale, aggiornare il DVR su questo fronte ha un valore preventivo reale: riduce il contenzioso, tutela il clima organizzativo e la produttività, e mette l'azienda al riparo da contestazioni in caso di ispezione.

Il rischio molestie, quando non gestito, ha un impatto diretto su turnover, assenteismo e rischio reputazionale — costi che nessuna impresa può permettersi di ignorare.

Hai bisogno di aggiornare il DVR della tua azienda con la valutazione del rischio molestie e violenza? Sono Stefano Pasin e supporto le PMI del territorio trevigiano nell'adeguamento normativo, dalla valutazione dei rischi psicosociali alla formazione dedicata.

Riferimenti normativi

INAIL, "Ri-conoscere e prevenire i fenomeni di molestie sul luogo di lavoro" (2021)

Ondata di calore: nuove disposizioni della Regione Veneto per la tutela dei lavoratori

La Regione Veneto ha adottato un’ordinanza contingibile e urgente, valida dal 17 giugno al 31 agosto 2026, finalizzata a proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori esposti alle elevate temperature e alla radiazione solare durante il periodo estivo.

Divieto di lavoro all’aperto nelle ore più calde

Nelle giornate in cui il sistema di previsione del rischio Worklimate (INAIL-CNR) indica un livello di rischio “alto”, è vietato svolgere attività lavorative all’aperto nella fascia oraria 12:30 – 16:00 nei seguenti comparti:

Le raccomandazioni per tutte le aziende

Oltre ai settori direttamente interessati dal divieto, la Regione Veneto invita tutte le imprese a mettere in atto adeguate misure di prevenzione e organizzazione per la gestione del rischio da stress termico, sia negli ambienti esterni sia negli ambienti chiusi non climatizzati influenzati dalle condizioni meteorologiche.

Le indicazioni fanno riferimento alle “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare”, approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome il 19 giugno 2025.

Misure preventive consigliate

Tra le principali azioni raccomandate rientrano:

DVR per uffici: quando è obbligatorio e cosa deve contenere davvero

Il rischio più grande? Pensare che in ufficio non ci siano rischi

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, molti imprenditori immaginano officine, cantieri o reparti produttivi. Gli uffici vengono spesso percepiti come ambienti sicuri per definizione, dove il rischio di infortunio è praticamente assente.

È proprio questo uno degli errori più diffusi.

Anche negli ambienti amministrativi e direzionali esistono rischi che devono essere valutati e gestiti. Per questo motivo il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è obbligatorio anche per gli uffici.

Molti titolari di PMI in Veneto mi chiedono: "Se i miei dipendenti lavorano solo al computer, devo avere comunque il DVR?"

La risposta è sì. La normativa non distingue tra un ufficio e un reparto produttivo: ogni attività con almeno un lavoratore deve valutare i rischi presenti e adottare le misure necessarie per tutelare salute e sicurezza.

Cosa dice la legge: il DVR è obbligatorio anche negli uffici

La normativa fa riferimento al D.Lgs. 81/2008. L'articolo 17 stabilisce che la valutazione dei rischi e la redazione del DVR rappresentano un obbligo non delegabile del datore di lavoro.

Il Documento di Valutazione dei Rischi serve a:

Non si tratta di un semplice documento amministrativo. Un DVR efficace deve fotografare la realtà aziendale e trasformarsi in uno strumento concreto di organizzazione della sicurezza.

Quali rischi devono essere valutati in un ufficio?

Uno degli equivoci più frequenti è pensare che il lavoro d'ufficio non presenti criticità. In realtà il DVR deve considerare diversi fattori specifici.

Utilizzo dei videoterminali

I lavoratori che utilizzano il computer per almeno 20 ore settimanali rientrano nella disciplina prevista dal Titolo VII del D.Lgs. 81/08. Devono essere valutati attentamente l'affaticamento visivo, la postura, l'ergonomia della postazione e l'organizzazione delle pause.

Stress lavoro-correlato

Anche negli uffici il rischio stress può essere significativo. Scadenze, carichi di lavoro, gestione dei clienti e responsabilità organizzative possono incidere sul benessere dei dipendenti. Per questo la valutazione dello stress lavoro-correlato deve essere inserita nel DVR.

Rischio elettrico e incendio

Computer, stampanti, server e apparecchiature elettroniche richiedono una corretta gestione degli impianti. Il DVR deve considerare il rischio elettrico, il rischio incendio e le relative procedure di emergenza.

Microclima e illuminazione

Temperature non adeguate, scarsa ventilazione o illuminazione insufficiente possono influire sulla salute e sul comfort dei lavoratori. Anche questi aspetti legati al benessere quotidiano vanno analizzati.

La formazione dei lavoratori resta obbligatoria

Un altro errore frequente è pensare che in ufficio non servano corsi di sicurezza. La normativa stabilisce invece che la formazione dei lavoratori è obbligatoria per tutti i dipendenti.

In un ufficio devono essere previsti:

La formazione sulla sicurezza sul lavoro deve essere effettuata all'inizio del rapporto di lavoro o in occasione di cambiamenti significativi delle mansioni. Ricorda inoltre che la formazione viene realizzata in orario di lavoro e non può comportare costi per il dipendente.

Il ruolo del preposto e dell'RLS

Anche negli uffici possono essere presenti figure specifiche della sicurezza. Il preposto alla sicurezza, quando previsto, vigila sul rispetto delle procedure aziendali. Per questa figura è necessario uno specifico corso preposto (con il relativo aggiornamento).

Anche l'RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) svolge un ruolo importante. La formazione consente all'RLS di partecipare attivamente alla gestione della prevenzione e di collaborare con il datore di lavoro.

Quando bisogna aggiornare il DVR?

Uno degli errori più comuni è considerare il DVR un documento da redigere una sola volta. In realtà deve essere aggiornato ogni volta che cambiano le condizioni di rischio, come ad esempio:

Un DVR aggiornato è molto più efficace di un documento standardizzato e dimenticato in un cassetto.

Cosa succede se il DVR manca o non è aggiornato?

La mancata elaborazione del DVR può comportare conseguenze rilevanti. In caso di controllo da parte di SPISAL, INL o ASL possono essere applicate pesanti sanzioni amministrative, prescrizioni con obbligo di adeguamento e responsabilità penali del datore di lavoro in caso di infortunio.

Anche un DVR incompleto o copiato da modelli standard può generare contestazioni. Non si tratta quindi solo di "avere il pezzo di carta", ma di avere un documento corretto e realmente utile.

Come gestire il DVR senza complicare l'organizzazione

Molti imprenditori temono che la gestione della sicurezza negli uffici comporti un aggravio burocratico. In realtà, con una corretta pianificazione è possibile integrare il DVR nell'organizzazione aziendale, programmare le scadenze e migliorare il benessere dei dipendenti.

Una buona consulenza sulla sicurezza sul lavoro permette di trasformare un obbligo normativo in uno strumento di gestione più efficace.

Conclusione: il DVR non serve solo alle aziende produttive

Pensare che gli uffici siano privi di rischi è un errore che può portare a sottovalutare obblighi importanti. Un DVR ben costruito consente di tutelare i lavoratori, proteggere il datore di lavoro da sanzioni e garantire la conformità normativa.

Se vuoi verificare se il DVR del tuo ufficio è aggiornato e conforme, posso aiutarti ad analizzare la situazione attuale della tua azienda.

Sono Stefano Pasin e mi occupo personalmente di consulenza sulla sicurezza per le imprese.

Contattami: analizziamo insieme la tua realtà e costruiamo un sistema di prevenzione semplice, efficace e sostenibile.

Near miss: cosa sono e perché ogni azienda dovrebbe registrarli

Il rischio più grande? Ignorare gli incidenti che “non hanno fatto male a nessuno”

Quando si parla di sicurezza sul lavoro, l'attenzione si concentra quasi sempre sugli infortuni. È comprensibile: quando un lavoratore si fa male, le conseguenze sono immediate e visibili.

Esiste però un altro fenomeno che merita la stessa attenzione e che spesso viene sottovalutato dalle PMI: il near miss, ovvero il "mancato infortunio".

Molti imprenditori mi dicono: "Se nessuno si è fatto male, perché dovrei preoccuparmene?"

La risposta è semplice: perché il prossimo episodio potrebbe avere un esito molto diverso. Un near miss è spesso un campanello d'allarme che segnala una criticità organizzativa, tecnica o comportamentale. Ignorarlo significa perdere un'importante opportunità di prevenzione.

Cosa si intende per near miss (mancato infortunio)

Un near miss è un evento che avrebbe potuto causare un infortunio, un danno alle persone o alle attrezzature, ma che per circostanze favorevoli non ha prodotto conseguenze.

Alcuni esempi pratici:

In tutti questi casi non si registra un infortunio, ma il rischio era presente. Per questo motivo il near miss rappresenta uno degli strumenti più eficaci per migliorare la sicurezza sul lavoro.

Perché registrare i near miss è così importante

Molte aziende tendono a concentrarsi solo sugli incidenti già avvenuti. In realtà, la prevenzione più efficace consiste nell'analizzare ciò che avrebbe potuto accadere.

Esiste una teoria molto nota nel mondo della sicurezza, chiamata "Piramide di Heinrich", secondo cui per ogni infortunio grave esistono numerosi incidenti minori e centinaia di near miss che lo precedono. In altre parole: gli infortuni raramente arrivano senza segnali.

Registrare i mancati infortuni consente di individuare questi segnali prima che si trasformino in eventi più gravi.

Cosa dice la normativa

Attualmente il D.Lgs. 81/2008 non impone a tutte le aziende un obbligo generale di registrazione dei near miss.

Tuttavia, la valutazione dei rischi prevista dalla sicurezza sul lavoro normativa richiede al datore di lavoro di individuare e gestire tutte le situazioni potenzialmente pericolose. Inoltre, le recenti evoluzioni normative stanno attribuendo sempre maggiore importanza al monitoraggio dei mancati infortuni, specialmente nei settori ad alto rischio e nelle organizzazioni che adottano sistemi di gestione della sicurezza strutturati.

Un esempio concreto

Immaginiamo una PMI metalmeccanica. Un lavoratore nota che una passerella è resa scivolosa da una perdita di olio. Riesce a evitare la caduta e continua il proprio lavoro.

Molte aziende considererebbero l'episodio irrilevante. In realtà quel near miss evidenzia:

Intervenire immediatamente significa eliminare il problema prima che provochi conseguenze. È come individuare una crepa in una diga: ignorarla perché non è ancora crollata sarebbe una scelta poco prudente.

Il ruolo della formazione nella prevenzione

Una corretta formazione sulla sicurezza sul lavoro aiuta i lavoratori a riconoscere e segnalare i near miss. Spesso gli episodi non vengono comunicati perché considerati "normali" o privi di importanza.

Solo attraverso la formazione si sviluppa una maggiore attenzione verso i rischi quotidiani. Quando lavoratori, preposti e datore di lavoro collaborano, la gestione dei near miss diventa molto più semplice.

Come organizzare la registrazione dei near miss

Molti imprenditori pensano che servano procedure complesse. In realtà è possibile partire con strumenti semplici e immediati.

Ad esempio:

L'obiettivo non è creare burocrazia, ma raccogliere informazioni utili per migliorare la sicurezza.

Conclusione: imparare dagli errori prima che diventino incidenti

I near miss rappresentano una risorsa preziosa per ogni impresa. Analizzarli significa trasformare un errore o una situazione pericolosa in un'opportunità di miglioramento.

Una gestione efficace dei mancati infortuni consente di:

La sicurezza sul lavoro non consiste soltanto nel reagire agli eventi negativi, ma soprattutto nel prevenirli.

Se vuoi capire come organizzare la registrazione dei near miss nella tua azienda e integrare questo strumento nel tuo sistema di prevenzione, posso aiutarti ad analizzare la situazione attuale.

Sono Stefano Pasin e mi occupo personalmente di consulenza sicurezza sul lavoro per PMI venete.

Contattami: analizziamo insieme la tua realtà e trasformiamo la prevenzione in un vantaggio concreto per la tua impresa.

Norma CEI 11-27 Edizione 2025

Dal 30 maggio 2026 stop ai corsi PES/PAV/PEI in e-learning

La sicurezza nei lavori elettrici cambia ancora.
Il Comitato Elettrotecnico Italiano ha pubblicato la nuova edizione della norma CEI 11-27:2025, riferimento fondamentale per tutti i lavori su impianti elettrici e per la formazione di figure come PES, PAV e PEI.

La nuova norma è ufficialmente entrata in vigore il 1° novembre 2025, ma la precedente edizione 2021 resterà applicabile solo fino al 29 maggio 2026.

Dal 30/05/2026 le nuove regole saranno pienamente operative.

Cosa cambia concretamente?

La novità più importante riguarda proprio la modalità di svolgimento dei corsi di formazione.

La nuova CEI 11-27:2025 prevede che la formazione teorica possa essere svolta esclusivamente tramite:

⚠️ Non sarà più consentita la modalità e-learning asincrona.

Questo significa che i classici corsi online registrati, svolti in autonomia senza docente collegato in diretta, non saranno più validi secondo la nuova norma.

Fino a quando saranno validi i corsi e-learning?

I corsi basati sulla precedente norma CEI 11-27:2021 potranno ancora essere svolti in e-learning solo fino al 29 maggio 2026.

Attenzione però:
il corso dovrà essere:

entro il 29/05/2026.

Dopo tale data non sarà più possibile attivare percorsi validi in modalità e-learning.

Chi è interessato da questa novità?

La modifica riguarda:

Molte aziende stanno approfittando di questo periodo transitorio per completare la formazione prima delle nuove limitazioni.

Perché conviene organizzarsi subito

Chi conclude il corso entro maggio 2026 può ancora sfruttare la comodità dell’e-learning, organizzandosi in autonomia da PC o tablet.

Stefano Pasin supporta aziende e lavoratori nella formazione CEI 11-27

Stefano Pasin affianca aziende e lavoratori nella gestione della formazione sulla sicurezza, aiutando a pianificare correttamente gli aggiornamenti previsti dalla normativa.

Grazie alla collaborazione con enti qualificati e a piattaforme formative dedicate, è possibile organizzare:

Il periodo transitorio è quasi terminato

La nuova norma CEI 11-27:2025 segna un cambiamento importante nella formazione dei lavori elettrici.

Il periodo transitorio terminerà il 29 maggio 2026: dopo questa data l’e-learning non sarà più utilizzabile per i corsi teorici CEI 11-27.

Effetti l’accordo stato regioni del 17/04/2025 sui corsi di formazione

In Maggio entra in vigore a tutti gli effetti l’accordo stato regioni del 17/04/2025.

Dal 30/4/2026 i seguenti corsi non saranno più erogabili:

Inoltre, segnalo che con la pubblicazione della CEI 11-27:2025 i corsi PES-PAV-PEI (iniziale e aggiornamento) non saranno più consentiti in modalità eLearning a partire dal 29 maggio 2026. 

Contattatemi per avere informazioni più precise sui nuovi corsi e modalità di erogazione.

Stress lavoro-correlato nel DVR: quando è obbligatorio e come gestirlo

Lo stress lavoro-correlato è uno dei rischi meno visibili, ma più diffusi nelle aziende. Spesso viene sottovalutato perché non produce effetti immediati, ma può incidere su produttività, clima aziendale e salute dei lavoratori.

Cosa prevede la normativa

Il D.Lgs. 81/2008 (art. 28) stabilisce che il DVR deve includere anche lo stress lavoro-correlato. Questo significa che:

Rientra a pieno titolo nella sicurezza sul lavoro normativa.

Quando è davvero rilevante

Lo stress può emergere in presenza di:

Un esempio: un’azienda con ritmi produttivi elevati e personale ridotto può generare condizioni di stress continuo.

Il ruolo della formazione

La formazione sicurezza sul lavoro aiuta a prevenire anche questi rischi attraverso:

La prevenzione passa dalla consapevolezza.

Dati INAIL

Secondo INAIL, lo stress lavoro-correlato è tra i principali fattori legati a malattie professionali e assenteismo.

Questo dimostra che la salute e sicurezza sul lavoro non riguarda solo rischi fisici.

Informazioni pratiche

Valutazione: obbligatoria nel DVR
Aggiornamento: periodico
Normativa: art. 28 D.Lgs. 81/2008

FAQ

Lo stress va sempre inserito nel DVR?

Sì, è obbligatorio.

Serve un corso specifico?

Non sempre, ma deve essere trattato nella formazione.

Il preposto ha un ruolo?

Sì, nella gestione operativa e nella segnalazione.

Gestisci correttamente anche i rischi meno visibili

Lo stress lavoro-correlato è un rischio reale, anche se meno evidente. Una corretta gestione rafforza l’organizzazione aziendale.

Sono Stefano Pasin e offro consulenza sicurezza sul lavoro per PMI a Treviso.

Contattami: analizziamo insieme il tuo DVR e costruiamo un sistema efficace.

Aprire un locale: checklist sicurezza sul lavoro per mettersi in regola

Quando si apre un nuovo locale, le priorità sono tante: lavori, fornitori, personale. La sicurezza sul lavoro, però, non può essere lasciata all’ultimo momento.

Una gestione corretta parte da una checklist chiara.

La checklist sicurezza sul lavoro per l’apertura

Ecco gli elementi fondamentali previsti dalla sicurezza sul lavoro normativa:

Saltare uno di questi passaggi espone a sanzioni e responsabilità.

Formazione: cosa deve essere fatto subito

La formazione sicurezza sul lavoro è uno degli aspetti più importanti. Devono essere attivati:

La legge stabilisce che la formazione dei lavoratori è obbligatoria e deve essere documentata.

Un’analogia utile

Aprire un locale senza una checklist sicurezza è come aprire un cantiere senza progetto. All’inizio sembra tutto funzionare, ma i problemi emergono rapidamente.

Dati utili

Secondo INAIL, gran parte degli infortuni nelle PMI avviene nei primi mesi di attività, quando i processi non sono ancora strutturati. Una corretta sicurezza formazione lavoratori riduce drasticamente questo rischio.

Informazioni pratiche

Durata corsi: 8–16 ore in base al rischio
Aggiornamenti: ogni 5 anni
Modalità: aula + e-learning
Normativa: D.Lgs. 81/2008

FAQ

La checklist è obbligatoria? Non formalmente, ma è lo strumento più efficace per essere in regola.

Posso rimandare la formazione? No, deve essere fatta subito.

Serve sempre il DVR? Sì, anche per piccole attività.

Metti in sicurezza il tuo locale fin dall’inizio

Organizzare correttamente la sicurezza evita problemi futuri ed è facile con una consulenza esperta sulla sicurezza sul lavoro.

Contattami: ti aiuto a costruire una checklist

Lavoro agile e sicurezza: da “buona prassi” a obbligo sanzionabile

Cosa cambia davvero con la Legge PMI 2026

Negli ultimi anni molte aziende hanno gestito lo smart working in modo “flessibile”, spesso limitandosi a qualche indicazione generica.

Oggi non è più sufficiente.

Con la Legge PMI 2026, approvata il 4 marzo e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, viene introdotto un obbligo preciso: fornire ogni anno un’informativa scritta sui rischi del lavoro agile a tutti i dipendenti che lavorano da remoto.

La mancata consegna comporta sanzioni fino a 5.200 euro o arresto fino a 4 mesi. Quello che cambia davvero non è solo l’obbligo è il livello di responsabilità.

Il legislatore introduce questo adempimento nel D.Lgs. 81/08, rendendolo parte integrante della gestione della sicurezza. Questo significa una cosa molto semplice, se non puoi dimostrare di aver informato correttamente il lavoratore, sei sanzionabile.

Cosa deve contenere l’informativa

Non serve un documento generico copiato da internet.

Serve un documento concreto e utilizzabile dal lavoratore. Deve includere:

Rischi generali

Rischi specifici del lavoro agile

il lavoratore deve capire come lavorare in sicurezza, non solo che esistono dei rischi.

L’informativa non va solo al lavoratore. Deve essere consegnata:

C’è un passaggio fondamentale che molte aziende sottovalutano nel lavoro agile, l’azienda non controlla direttamente l’ambiente di lavoro, quindi la sicurezza si basa su informazione + responsabilità condivisa

Le sanzioni: non sono simboliche

Il nuovo articolo 55 del D.Lgs. 81/08 prevede:

oppure ammenda da 1.200 a 5.200 euro Anche senza infortuni.

Preposti: in vigore l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025

Con l’entrata in vigore del nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 sono state introdotte importanti novità riguardanti la formazione obbligatoria dei Preposti in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Il nuovo accordo aggiorna e sostituisce le precedenti disposizioni sulla formazione previste dagli accordi del 2011 e definisce in modo più chiaro contenuti, modalità e periodicità degli aggiornamenti.

Tra le principali novità riguarda proprio la formazione dei Preposti, figura centrale nel sistema di prevenzione aziendale.

Il nuovo Accordo stabilisce che l’aggiornamento della formazione dei Preposti deve essere effettuato con cadenza biennale.

Questo significa che, rispetto al passato, la formazione dovrà essere aggiornata più frequentemente per garantire che chi svolge il ruolo di preposto sia sempre aggiornato sulle procedure di sicurezza, sull’organizzazione del lavoro e sulla gestione dei rischi.

L’obiettivo della normativa è rafforzare il ruolo di controllo e vigilanza del preposto, figura fondamentale per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Il nuovo accordo prevede anche un periodo transitorio.

In particolare i Preposti che hanno effettuato la formazione prima del 23 maggio 2023 devono effettuare l’aggiornamento entro il 24 maggio 2026

Dopo tale data, gli aggiornamenti dovranno essere effettuati ogni due anni.

Per molte aziende questo significa che è necessario verificare subito la situazione formativa dei propri Preposti, per evitare di arrivare impreparati alla scadenza.