Ogni anno il 28 aprile si celebra la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. Un momento che dovrebbe rappresentare non solo una ricorrenza simbolica, ma anche un’occasione concreta di riflessione per imprese, lavoratori e istituzioni.
Perché i numeri continuano a essere preoccupanti.
Nel 2025 l’INAIL ha registrato quasi 600mila denunce di infortunio e oltre mille morti sul lavoro. Anche le malattie professionali continuano a crescere. Nei primi mesi del 2026 si rileva un lieve calo degli incidenti mortali, ma il quadro generale resta fragile.
Molti imprenditori mi chiedono:
“Con tutte le norme e i controlli già esistenti, perché la sicurezza continua a essere un’emergenza?”
La risposta è complessa e riguarda non solo le regole, ma anche organizzazione, cultura aziendale e qualità del lavoro.
La sicurezza sul lavoro normativa italiana è tra le più strutturate in Europa. Il riferimento principale resta il D.Lgs. 81/2008, che disciplina obblighi, ruoli e responsabilità.
Negli ultimi mesi il dibattito si è concentrato soprattutto su:
• prevenzione,
• formazione,
• aumento dei controlli,
• digitalizzazione della sicurezza.
Il Governo ha annunciato nuovi investimenti e l’assunzione di ulteriori ispettori del lavoro, oltre all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per sistemi di allerta e prevenzione automatizzata.
Ma la sicurezza non può essere affrontata solo come un insieme di controlli o sanzioni.
Dietro gli infortuni ci sono spesso problemi organizzativi più profondi:
In molte PMI il tema viene ancora percepito come un costo o un adempimento burocratico.
Ed è qui che nasce il problema.
Pensare che la sicurezza significhi semplicemente “avere i documenti in regola” è come credere che basti installare un estintore per evitare un incendio.
La prevenzione funziona solo quando entra davvero nell’organizzazione quotidiana.
Quando si parla di prevenzione, la formazione sicurezza sul lavoro resta uno degli strumenti più importanti.
L’art. 37 del D.Lgs. 81/2008 stabilisce che la formazione dei lavoratori è obbligatoria e deve essere adeguata ai rischi specifici presenti in azienda.
Questo significa:
• formazione generale lavoratori,
• formazione specifica,
• aggiornamenti periodici,
• percorsi dedicati per preposto, RLS e dirigenti.
La formazione non deve essere vissuta come un semplice “corso sicurezza sul lavoro”, ma come un processo continuo.
Ricorda inoltre che la formazione dei lavoratori viene realizzata in orario di lavoro.
Negli ultimi anni il legislatore ha rafforzato molto la figura del preposto alla sicurezza.
Il preposto è il collegamento diretto tra le procedure aziendali e la loro applicazione concreta.
Ha il compito di:
• vigilare sul rispetto delle regole,
• intervenire in caso di comportamenti a rischio,
• segnalare situazioni pericolose.
Per questo sono previsti uno specifico corso preposto e il relativo aggiornamento corso preposto.
In molte aziende, soprattutto nelle PMI, il ruolo del preposto può fare la differenza tra una sicurezza “sulla carta” e una realmente applicata.
Un aspetto molto interessante rispetto al dibattito riguarda il concetto di cultura della sicurezza.
Alcune grandi realtà industriali stanno investendo sempre di più in:
• onboarding strutturato,
• coinvolgimento dei lavoratori,
• condivisione di buone pratiche,
• formazione continua.
L’obiettivo non è solo far rispettare le regole, ma fare in modo che vengano comprese.
Quando il lavoratore percepisce il senso di una procedura, tende ad applicarla con maggiore attenzione ed efficacia.
Molti piccoli imprenditori pensano che questi approcci siano applicabili solo alle grandi aziende.
In realtà, anche una PMI può migliorare molto attraverso:
• organizzazione chiara,
• pianificazione della formazione,
• aggiornamento del DVR,
• coinvolgimento di RLS e preposti.
Una buona consulenza sicurezza sul lavoro aiuta a costruire sistemi sostenibili e proporzionati alla dimensione aziendale.
Trascurare la sicurezza significa esporsi a:
• sanzioni amministrative,
• responsabilità penali,
• aumento degli infortuni,
• fermi produttivi,
• danni reputazionali.
Ma il problema più grande resta umano.
Dietro ogni numero ci sono persone, famiglie e aziende che affrontano conseguenze spesso molto pesanti.
I dati dimostrano che la sicurezza sul lavoro non può più essere affrontata solo in ottica emergenziale.
Servono:
• prevenzione reale,
• formazione continua,
• organizzazione efficace,
• coinvolgimento di tutte le figure aziendali.
La sicurezza non è un ostacolo alla produttività, ma uno degli strumenti che rendono un’impresa più stabile, affidabile e sostenibile nel tempo.
Mi occupo personalmente di consulenza sicurezza sul lavoro per PMI venete e supporto le aziende nell’organizzazione della formazione, del DVR e dei percorsi di prevenzione.
Contattami e analizziamo insieme la tua situazione per costruiamo un sistema chiaro, concreto e realmente utile per la tua impresa.